
I MURALES EBREI DI
SANTA MARIA AL BAGNO
"Una testimonianza
da salvare"
Oltre centomila.
Furono tanti gli ebrei scampati allolocausto che nei due anni immediatamente
successivi alla fine del secondo conflitto mondiale sostarono a Santa Maria al Bagno,
località balneare sita sul versante ionico, in provincia di Lecce.
Questo è lo scenario dunque: un piccolo villaggio perlopiù popolato da pescatori, noto ai salentini per le cosiddette Quattro colonne, le rovine cioè di una imponente torre tra le tante volute da Carlo V per il presidio della costa. Qui la stella di David ha brillato con vigore, in questo trampolino ideale proteso sul Mediterraneo e quindi verso la nuova patria, la terra dIsraele.
A Santa Maria e nei suoi paraggi alcuni edifici vennero convertiti alle esigenze dei nuovi, forzati abitanti. Così la Sinagoga venne ospitata in una casa nella piazzetta (oggi il Bar Piccadilly) ed il kibbutz Elia nella masseria Mondonuovo. In quella babele di lingue e di genti, molti dei profughi provenivano dal ceppo latino balcanico e parlavano spagnolo mentre altri venivano dal centro e nord Europa e parlavano lYddish, vennero intrecciate amicizie e si strinsero patti e rapporti daffari. Basti ricordare gli oltre 350 matrimoni celebrati con rito civile in massima parte tra ebrei di origine polacca e documentati dagli atti anagrafici del Comune di Nardò. Su di uno di essi, il n.45, risulta addirittura la firma di Golda Meyer quale teste di un matrimonio celebrato il 26 febbraio 1946. Ma anche altri personaggi, destinati a ricoprire incarichi di primissimo piano nel nascente stato israeliano, sostarono nel territorio neritino come David Ben-Gurion e Moshe Dayan rispettivamente futuri presidente del consiglio e ministro della difesa.
Ma un personaggio in particolare viene ricordato dai più anziani abitanti della marina, protagonista peraltro di una fuga rocambolesca per sottrarsi alle deportazioni nei campi di sterminio: Zivi Miller, ebreo di origine polacca, che a Santa Maria al Bagno oltre alla libertà trovò anche la compagna della vita. Sposò infatti una ragazza del luogo, Giulia My e fu lui, con alcuni altri compagni, a realizzare i murales tuttora ospitati in una abitazione ormai pericolante. Il popolo in cammino verso il grande portale rappresentato dalla stella di David dipinto su quelle pareti fatiscenti sintetizza il bisogno dei profughi di trovare una patria. Era questa infatti la rappresentazione ideale dei desideri di quei centomila, dipinta da Miller con pochi mezzi e tanta speranza.
A distanza di tanti anni, quelle testimonianze cariche di storia che molti purtroppo vorrebbero cancellare, resistono con difficoltà alle offese del tempo. Infatti lumidità e lincuria stanno per sferrare lattacco finale ed a meno di immediati e potenti risanamenti questo prezioso museo della memoria potrebbe venir meno. Per questo motivo è nato un comitato che sta da tempo curando una raccolta di firme. Lappello, indirizzato al sindaco di Nardò, Antonio Vaglio, e più in generale rivolto allattenzione dellopinione pubblica sollecita un intervento per la salvaguardia ed il completo recupero dei murales.
Perchè un giorno lontano gli insegnamenti della storia possano essere appresi anche da alcuni vecchi murales di Santa Maria al Bagno, piccola frazione salentina.
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